...Eccoli dunque, quegli argini. Cominciamo coi Tremonti-bond: dodici miliardi a disposizione del sistema bancario. Costo per le banche tra l'8 e il 9 per cento. Le banche emettono, il Tesoro acquista e ne ricava il 4 per cento di utile. Insomma ci fa un affare. Le banche no. A che cosa servono? A rafforzare il patrimonio. Facendo debito a condizioni onerose. Con l'obbligo di erogare crediti alle piccole e medie imprese. I prefetti vigileranno all'adempimento.
Nel frattempo alcune imprese assicurative e bancarie hanno emesso obbligazioni al 4 e mezzo per cento, coperte in poche ore da un vasto pubblico di sottoscrittori. Per cui non si vede a che cosa servano i Tremonti-bond. Il ministro del Tesoro ha detto che tre grandi banche avevano prenotato i tre quarti della cifra stanziata. Tre giorni dopo Berlusconi lo ha corretto dicendo che solo una banca aveva manifestato interesse e che comunque non era quella la vera linea di resistenza contro la crisi. Chi dice il vero, il premier o il Tesoriere?
Il premier non gradisce i toni spesso drammatizzanti del Tesoriere e lo ha pubblicamente redarguito. Il Tesoriere ha prontamente rettificato. La colpa è dei giornali, non puoi sbagliarti.
La vera linea di resistenza è un'altra: 17,8 miliardi per infrastrutture e questa sì che è una buona notizia. Deliberati dal Cipe, copertura in parte con stanziamenti già previsti in Finanziaria e in parte provenienti dai fondi per le aree sottosviluppate (Fas) in mano alle Regioni. Le quali, per mollare una parte del malloppo, hanno ottenuto che fosse destinato anche agli ammortizzatori per i precari. Così è stato: quattro miliardi ai precari licenziati e il resto a Matteoli, ministro delle Infrastrutture e vicesindaco della fatidica Orbetello.
Però la cifra vera non è quella. Per il 2009, l'anno orribile, le somme stanziate dal Cipe nelle due sedute del 18 dicembre e del 6 marzo ammontano a 12,3 miliardi, ai quali ne vanno aggiunti 2,1 già stanziati nella Finanziaria di settembre. Ma 3,6 miliardi vanno invece sottratti perché destinati a spese correnti (ferrovie e traghetti). La cifra netta non è dunque di 17,6 ma di 10,8 miliardi. Per aprire cantieri. Matteoli dice che saranno aperti entro sei mesi e dunque se ne parlerà ai primi di settembre. Ma c'è cassa? Sembra di no. Sembra che la cassa sia a secco. Per fare cassa di questi tempi c'è un solo modo: emettere Bot. Aumentando lo stock del debito.
Pazienza. Ma i cantieri? A settembre ne apriranno alcuni, quelli più piccoli. Valutazioni attendibili parlano di un 20 per cento della cifra totale, cioè un paio di miliardi. Magari tre se va molto bene. Per il resto se ne parlerà nel 2010. Il ponte di Messina? Non è roba da fare subito. L'autostrada Civitavecchia-Cecina? Se ne parlerà nel 2013. La Salerno-Reggio? Sono vent'anni che si sente questo nome; un bello spirito ha detto: "Se la risento nominare metto mano alla pistola". Volete dargli torto?
* * *
Pare che il premier abbia in mano altri 9 miliardi e Tremonti altri 13. Da dove vengono? I nove sono fondi già stanziati e attribuiti a quattro diversi ministeri, rastrellati ora dai loro bilanci e unificati. I quattro ministri, tra i quali Scajola e Prestigiacomo, hanno strillato come aquile ma poi, come sempre, si sono acquietati.
I 13 miliardi sono della Cassa depositi e prestiti. Verranno destinati a finanziare progetti di privati costruttori. Tra i quali pensiamo ad Alemanno. Mi scuso: volevo dire a Caltagirone. Ma anche a garantire prestiti bancari alle Pmi (Piccole e medie imprese).
Questo governo adora garantire sperando così di fare le nozze con i fichi secchi: debiti di firma, se ci fosse un patatrac dovrebbe sborsare denari sonanti, ma fin quando non ci sarà si fa bella figura senza sborsare un centesimo. Quando si dice creatività!
Per questa ragione Berlusconi rifiuta la proposta di Franceschini per assicurare uno stipendio minimo ai precari che perdono il lavoro. A conti fatti quella proposta costerebbe meno di 5 miliardi ma quelli sì, bisognerebbe sborsarli subito. Quindi non va bene.
Conclusione: gli argini veri non ci sono. Ci sono promesse e garanzie. Se una, una sola di quelle garanzie venisse escussa, il finto argine verrebbe giù tutto insieme. Parole parole parole: Mina di quarant'anni fa. Berlusconi da sempre. L'Italia, un'isola felice. Se non esce il rosso uscirà il nero o viceversa. Se Obama non dovesse farcela sarebbero serissimi guai e per noi peggio di tutti.
come sempre, lucidissimo.
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Liquidity Day e Tremonti Pride
di Giorgio MedaGli anglicismi del prof. Giulio T.
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©LaPresse 26-2-2009 UE: Tremonti, allargamento e' stato fatto in tempi troppo stretti Nella foto Giulio Tremonti foto di repertorio
Nella sua convincente e generosa autoironia il ministro dell’Economia, il professor Giulio Tremonti, ha convocato per domani un appuntamento da non perdere almeno sotto il profilo linguistico: il Credit & Liquidity Day. A occhio nudo il significato della cosa va collegato al fatto che le banche non danno credito (credit) alle imprese, cosicché la liquidità (liquidity) monetaria scarseggia e al giorno (day) d’oggi questa mancanza di liquidità (liquidity) rende complessa la ripresa economica affidata alle imprese.
Bene, tutto giusto. Il punto autoironico (autoironical) della questione è che da parecchio tempo il ministro dell'Economia ci spiega che la salvezza delle banche italiane (Italian) risiede nel fatto che in queste summentovate benedette banche non si parla inglese. Questa mancanza di inglesità, che a un provinciale forse potrebbe apparire un difetto, invece le ha rese immuni da tutti i guai della finanza globale (la vecchia cara global finance).
Ora noi speriamo che essendoci salvati dalla banalità dell'esterofilia bancaria, da oggi si possa finalmente gioire in un trascinante Tremonti pride, fatto di definizioni allegre, gioiose e anche - ove possibile - internazionali. E se sono inglesi, a questo punto, ben vengano. Non ci chiudiamo in noi stessi.
Tremonti, d'altra parte, aveva già inventato il bond firmato da lui stesso (Tremonti), poi un legal standard, una social card per chi non se la passa bene, e infine - d’intesa con l’Acri, l’Abi e la Cdp (acronimi italiani su cui non ci va di perdere tempo con le traduzioni perché il tempo è liquidity) - ha inventato anche un bellissimo programma di social housing, che è una cosa tipo la musica che andava di moda qualche anno fa, ma molto più social.
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Ciascuno giudici come vuole Obama, la sua finanziaria, le tasse, le spese, il suo discorso alla nazione, e per chi non avesse di meglio da fare la mia opinione è uscita su “Repubblica” e non vi annoierò ripetendola in un blog che è altra cosa. Ma un punto è fuori discussione: il nuovo governo americano, e Obama come suo simbolo e timoniere, non hanno perso tempo, o giocato, con le fuffa sui “valori”, gli stracci della democrazia da esportare, il cristianismo contro l’islamismo, le cialtronate sulla “cultura della vita” opposta alla “cultura della morte”, i risentimenti sull’immigrazione clandestina che pure esistono e sono esplosivi anche in America. Hanno centrato tutta la loro attenzione, la loro fatica e la loro azione sull’economia. Saranno anche un po’ materialisti, questi americani, ma se non ci saranno lavoro, credito al consumo e alle case, profitti d’azienda, risparmi protetti, assistenza sociale, sostegni ai salari, investimenti sulle cose serie come la ricerca e l’energia nuova, tutto il contorno che in Italia ci vendono come piatto forte per non farci guardare la realtà, si rivolterà contro la nazione che li ignora, non contro questo o quel partito. La devastazione dell’economia italiana, e l’incoscienza di chi governa e continua a nascondersi dietro il fallimento della “globalizzazione” come se non potesse farci niente, è un crimine che violenterà tutti, maschi, femmine, adulti, bambini. Tutti i gatti si rivoltano e si graffiano quando non c’è più trippa e senza soluzione al disastro economico, non si saranno ronde o rondinelle che faranno primavera in questo inverno italiano.
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